Tornelli a Lettere: dividere la città dall’Università non risolve i problemi

In seguito alle dichiarazioni del Rettore dell’Università di Firenze Alberto Tesi, che annuncia di voler installare i tornelli nella sede del Dipartimento di Lettere e Filosofia in Piazza Brunelleschi e nella sede di Architettura in Santa Verdiana, si compie un ulteriore passo verso una società che esclude anche nei luoghi dove maggiore dovrebbe essere l’apertura e la condivisione e si realizza un vecchio sogno della destra: limitare gli accessi nelle aule universitarie.

La cosa viene già data per certa a Lettere, a seguito di un grave episodio di violenza che ha coinvolto un addetto alle pulizie di Piazza Brunelleschi qualche giorno fa, mentre per Santa Verdiana non è ancora detta l’ultima parola.
Ovviamente chi studia e lavora dentro le sedi universitarie ha diritto di poter svolgere la propria attività senza incorrere in minacce e in situazioni spiacevoli, il punto però è un altro. Il centro di Firenze, se si escludono le strade e le piazze con maggior afflusso turistico, è da tempo abbandonato a se stesso.

Negli ultimi dieci anni alcune aree cittadine centrali (Piazza San Marco, Brunelleschi, D’Azeglio e strade limitrofe), orfane della popolazione universitaria a causa del trasloco di una gran parte delle sedi di diverse facoltà e dipartimenti a Novoli e a Sesto, hanno subito una vera e propria desertificazione. La mancanza degli studenti, dei docenti e del personale universitario ha portato varie attività economiche alla chiusura, ha tolto l’identità ad una parte importante della città, ha ridotto in maniera drastica l’afflusso e la vita serale e notturna in alcune strade che oggi a fine giornata si presentano in maniera decisamente spettrale.

Piazza Brunelleschi rappresenta il tipico caso in cui le istituzioni consentono a una situazione già difficile di deteriorarsi sempre di più. Qui non si è mai tentato di risolvere un problema legato al disagio e all’emarginazione di alcuni soggetti appartenenti alle fasce più deboli ma si è cercato di mettere una pezza con le guardie, i cancelli ed ora, alla fine, con i tornelli. Ma cosa fanno il Comune, l’Università e la Regione per favorire le iniziative culturali e di socializzazione di cittadini e studenti?

Se pensiamo al caso dello spazio autogestito della Polveriera nel complesso di Sant’Apollonia in Via San Gallo, aula occupata da alcuni studenti e in procinto di essere sgomberata dopo numerose iniziative culturali e politiche, sembra quasi che le istituzioni facciano di tutto per liberarsi anche degli ultimi tentativi di rendere vivo un luogo importante per il quartiere e per la città.

Restiamo convinti che l’Università non debba essere considerata un corpo estraneo alla città ma una risorsa fondamentale, disponibile ad uno scambio continuo con il mondo che la circonda e non chiusa come un fortino in quartieri svuotati di spazi di aggregazione.

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