Librerie a Firenze, un patrimonio sprecato

A seguito della richiesta inviata a tutti i candidati a Sindaco dalla Libreria dei Lettori riguardante l’invio di un contributo sul tema delle librerie a Firenze, pubblichiamo di seguito la nostra posizione:
“Non è un caso che il programma di Una Città in Comune veda al primo posto la cultura, scelta condivisa dalla lista in virtù del fatto che i cambiamenti nella gestione amministrativa e politica richiedano principalmente un ribaltamento culturale, un modo diverso di leggere i problemi: non in termini di sfruttamento delle risorse culturali ma di partecipazione da parte della cittadinanza intera alla vita culturale quale occasione di crescita, di sviluppo e di arricchimento personale. Occasione favorevole allo stabilirsi di relazioni umane, il patrimonio culturale della città è un bene comune, inteso come diritto all’emancipazione sociale per il tramite della conoscenza umanistica e scientifica di tutte e di tutti.

Cultura dei beni materiali, storico e artistici come patrimonio collettivo da non consumarsi sul massivo ed esclusivo mercato turistico ma da conservare, valorizzare e utilizzare come patrimonio formativo di nuova creatività e conoscenza. Pensiamo che dello spirito rinascimentale fiorentino a cui tanti fanno riferimento occorra recuperare soprattutto il felice connubio fra dimensione municipale partecipata e sviluppo dei cittadini nella dimensione delle arti e dei mestieri all’interno di un pensiero fortemente critico e speculativo.

Pertanto Una Città in Comune trova molto interessante il vostro programma, i vostri obiettivi e le vostre proposte. Ci rendiamo conto che, nel breve spazio di una missiva, i tanti argomenti e i numerosi spunti che voi proponete non possono essere dibattuti in tutte le loro articolazioni: vi proponiamo perciò di incontrarci, anche dopo il 25 maggio, per discutere assieme quello che può essere fatto per ridare valore all’esperienza delle librerie indipendenti. Una Città in Comune, infatti, al di là del risultato elettorale, continuerà a fare politica attiva e partecipata anche dopo le elezioni amministrative.

Una città in Comune apprezza in modo particolare la vostra istanza secondo la quale le librerie indipendenti rappresentano un bene comune e che la pubblica amministrazione debba intervenire, o forse sarebbe meglio dire che sarebbe dovuta intervenire, a tutela di queste. Non ci riferiamo unicamente al caso della Libreria Edison, alla lotta dei cui dipendenti siamo stati molto vicini. Pensiamo alla graduale chiusura negli ultimi venti anni delle librerie fiorentine, una vera ricchezza: dalle storiche, Seeber, per esempio, luogo di incontro e di cultura; Del Re e Le Monnier, dove facevano la fila gli studenti delle superiori; Marzocchino, uno spazio dedicato alle insegnanti; fino a piccole librerie che forse qualcuno non ricorda più (es. la libreria in Borgo Albizi dedicata al turismo e ai viaggi, utilissima, o la Libreria del cinema, di recente chiusura). E a tante altre ancora.

La pubblica amministrazione avrebbe potuto tutelare con dichiarazione di pubblica utilità dell’opera e con una diversa sensibilità urbanistica i luoghi destinati alle librerie non permettendo l’attuale far west di licenze a favore dei grandi marchi che hanno fatto sì che il centro sia diventato un luogo deputato allo shopping e sia stato privato di qualsiasi occasione dedicata all’aggregazione, alla socialità e alla partecipazione culturale.

Anche l’amministrazione regionale avrebbe o potrebbe investire sulla valorizzazione delle librerie, così come ha fatto per la piccola editoria, puntando a creare una rete territoriale regionale di librerie indipendenti che non solo contrastino l’egemonia dei grandi editori ma supportino l’espandersi di un diverso modo di rendere fruibile la lettura ai cittadini e per i cittadini.

La conseguenza di tale scellerata politica è che adesso Firenze non ha più librerie: librerie intese non come centri commerciali ma come luoghi dove, banalmente, sia possibile trovare un libro che si sta cercando. Analogamente a quanto succede nei supermercati, secondo questa logica il cittadino dovrebbe acquistare quanto gli viene proposto dal mercato editoriale, negando così il principio della scelta e dell’autodeterminazione. Se poi la richiesta cadesse su un volume non compreso tra le scintillanti offerte, la disponibilità al reperimento, poiché costosa, viene spesso negata.

Per questo i librai e le librerie indipendenti hanno non solo senso di esistere ma sono fondamentali in una città dove hanno sede un’università, un istituto universitario europeo, prestigiose biblioteche e altrettanto prestigiose istituzioni culturali, nonché cittadini che hanno il diritto di leggere e di informarsi secondo le loro esigenze e opinioni.

Il paragone che voi portate con Torino è assolutamente pertinente. Quello che là è possibile da noi è per ora impensabile finché mancherà quel tessuto sociale e culturale. Basta girare per le vie di Torino per rendersi conto della vivacità e della capacità di una comunità di ricostruire un contesto ove la lettura penetra la vita dei cittadini: un florilegio di librerie indipendenti in ogni angolo, soprattutto a carattere tematico, dove i cittadini hanno modo di incontrarsi e stabilire un rapporto non solo di fiducia con il librario ma anche di scambio, di dialogo con gli altri lettori; luoghi dove si alimenta la democrazia e non si omologano le idee.

Inoltre, condividiamo il vostro assunto secondo il quale la lettura inizia da piccoli e, da questo punto di vista, l’amministrazione molto può fare sul piano dell’istruzione anche prescolastica.

Ci piace ricordare come la Comunità Montana del Mugello attivò, negli anni novanta del secolo scorso, una sperimentazione con il Ministero per l’attivazione di 22 vere e reali biblioteche scolastiche dalla materna al liceo con tanto di bibliotecari scolastici formati e a tempo pieno. I risultati furono sorprendenti, ovviamente (tanto che il Ministero pensò bene di cessare la sperimentazione!): altissimi livelli lettura, notevoli indici di prestito presso le biblioteche comunali e, via via che i ragazzi diventavano adulti, addirittura nascita di librerie nei principali paesi. Come è facilmente intuibile, a fronte di un esiguo investimento la lettura può dare grandi e significativi risultati. Chi ci guadagna è la collettività intera, con ricadute sull’intera filiera.

L’iniziativa di “Lettura solidale” ha un grande valore sociale e potrebbe essere arricchita dagli apporti sia delle associazioni che si occupano di integrazione sia dall’esperienza del Polo regionale di documentazione interculturale. Inoltre, sarebbe oltremodo utile coinvolgere in questo progetto le biblioteche, le quali spesso aggiornano le proprie raccolte e scartano dizionari di italiano con frequenza periodica, che potrebbero risultare utili per le esigenze degli immigrati.

Sull’esportazione del declamato made in Italy siamo ovviamente d’accordo che, insieme agli spaghetti alle vongole, debbano essere destinate maggiori risorse alla valorizzazione sia dell’editoria che della scrittura italiana. Pertanto dovrebbe essere supportata qualsiasi occasione di partecipazione a eventi internazionali per diffondere la nostra letteratura e le nostre arti, che comunque, quando conosciute, godono di grande interesse all’estero. Soprattutto, si dovrebbe stimolare la nascita di occasioni simili anche in loco, che richiamino un pubblico curioso e sensibile. Per far ciò, si potrebbero utilizzare e recuperare i tanti contenitori vuoti presenti a Firenze: si pensi all’ex Manifattura Tabacchi o all’ex Meccanotessile o, infine, all’ex Cinema Manzoni. Basterebbe la volontà: investire nella cultura e non in opere inutili è il primo passo per ricostruire una società consapevole, critica e solidale. La città potrebbe così ridare vita a un virtuoso dinamismo intellettuale e a un laboratorio di creatività che farebbe di Firenze un centro culturale, di discussione e di aggregazione. D’altronde, come dimostrate nel vostro progetto e dalle vostre stesse attività, le idee certo non mancano.

Ci piacerebbe, infine, aggiungere due proposte di collaborazione. La prima ha un sapore un po’ nostalgico ma anche di monito: creare un sito aperto alla partecipazione dei cittadini su tutte le librerie fiorentine che adesso non ci sono più, una sorta di In Memoriam, affinché tutti, soprattutto gli amministratori, ma anche i i più giovani, ricordino come e quale era la città prima dell’avvento del neoliberismo culturale. Un sito aperto ai commenti e ai ricordi perché la memoria non vada perduta.

La seconda proposta consiste nella creazione di un osservatorio permanente, in collaborazione con associazioni che si occupano di lettura e del libro, sullo stato delle librerie indipendenti non solo a Firenze ma sull’intero territorio regionale, così da creare sia una massa critica collaborativa e propositiva nei confronti delle istituzioni che una rete di scambio di esperienze, contatti, valutazioni e progetti.

Ringraziandovi per averci dato la possibilità di esprimerci su un tema a noi così caro, vi facciamo i nostri migliori auguri per la vostra bellissima attività.”

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