Job act – la persistenza illogica del precariato


La lista di cittadinanza, UNA CITTA’ IN COMUNE, esprime la sua più netta ripulsa del Decreto legge 20 marzo 2014 n.34, contenente le “Disposizioni urgenti per favorire il rilancio dell’occupazione e per la semplificazione degli adempimenti a carico delle imprese”, c.d. JOBS ACT e aderisce ed invita a
partecipare alla giornata di mobilitazione fiorentina ‘Contro Jobs act, precarietà e modello Renzi’ convocata dall’Assemblea contro l’Austerità che inizierà alle 17:00 di sabato 5 aprile con presidio davanti ad Eataly.

Dal presidio in piazza Santa Maria Novella dell'Assemblea contro l'austerità

Dal presidio in piazza Santa Maria Novella dell’Assemblea contro l’austerità

Allarmati dalle pesanti ricadute sociali e occupazionali che il suddetto decreto avrà su tutto il territorio nazionale e sulla città di Firenze, condividiamo in pieno le parole durissime del Prof. P. Alleva, che definisce questo decreto Uno sconcio etico e incostituzionale”.

 

Dall’ormai lontanissimo “Pacchetto Treu” del 1997, che per la prima volta istituzionalizzava le diverse forme di “relazioni temporanee di impiego” (contratti di apprendistato, a termine, interinale, stagionale, di collaborazione coordinata e continuativa..), passando poi per la legge Biagi/Maroni che ne aggiungeva altri riducendo a zero alcuni diritti (lavoro ripartito, intermittente, accessorio, occasionale, a progetto, somministrazione…), approdati pro tempore all’ingloriosa legge Fornero, siamo giunti infine al tanto atteso e propagandato Jobs Act, acme di un progressivo e inesorabile smantellamento di ciò che eravamo abituati a definire “lavoro”.

Il Premier, benchè profondamente afflitto e contrito per il disastro incommensurabile dei dati sulla disoccupazione, con il suo ministro del lavoro, padre-padrone del sistema cooperativistico, sceglie di peggiorare i termini dei contratti di lavoro a termine e di apprendistato, invece di rimettere in discussione il dogma della “flessibilità in entrata”. Foraggiando ancora il lavoro precario, con evidenti vantaggi per le imprese e costringendo i lavoratori a un limbo che diventa sempre più un purgatorio di espiazione.

Il Decreto elimina, infatti, la “causalità”, cioè l’esigenza temporanea che il datore di lavoro deve esplicitare per assumere con un contratto a termine. (La sentenza n. 214/2009 della Corte Costituzionale impone che il lavoratore conosca la motivazione della sua assunzione temporanea che deve essere riscontrabile e trasparente.)

Cade la distinzione tra primo e successivi contratti a termine, rinnovabili fino a 8 (forse 6) volte, fino ad un massimo di 36 mesi.

Limite che esisteva già e che i datori di lavoro hanno aggirato facilmente licenziando per tempo i lavoratori. Cosa dovrebbe spingerli adesso a fare diversamente?

Il lavoratore non può appellarsi più davanti al giudice, in nome della causalità.

Il “tetto” massimo di contratti a termine in un’azienda si alza al 20% (dal 10-15%).

Limiti difficilmente verificabili per la “ritrosia” di aziende e P.A. a mostrare i dati.

Anche il contratto di apprendistato perde pezzi: il Decreto Legge ha abrogato l’obbligo di pattuire per iscritto il piano formativo individuale.

Abrogata la possibilità di prevedere forme e modalità per la conferma in servizio, al termine del percorso formativo, al fine di ulteriori assunzioni in apprendistato, (la riforma Fornero imponeva un onere di stabilizzazione del 30% dei lavoratori assunti in precedenza con contratto di apprendistato, pena la qualificazione del rapporto di apprendistato come indeterminato). Disposizioni ora eliminate. Quali garanzie dunque, oggi?

Il Jobs Act inoltre contrasta con la normativa europea sui contratti a termine, (direttiva 1999/70/CE) che richiede “ragioni obiettive” per la stipula di questi ultimi e con il D.Lgs n. 368/2001 che ne recepiva le direttive. Su questa contraddizione la Corte ha ravvisato, appunto, incostituzionalità.

Altri aspetti d’incostituzionalità sono evidenti, come sottolinea il Prof. P. Alleva, che ravvisa anche una violazione degli art. 2 e 4 della Costituzione, ai quali ci sembra di poter aggiungere anche l’art.3. Riteniamo, infatti, che si debba colmare la disuguaglianza e la distanza tra cittadini lavoratori “garantiti” da contratti a tempo indeterminato e quelli invece precarizzati e privi di qualsiasi protezione o ammortizzatore sociale.

Le disuguaglianze tra lavoratori sono troppe e inaccettabili.

I precari hanno un accantonamento pensionistico inferiore , sia per la discontinuità lavorativa che per la minore contribuzione dalle aziende, costringendo i lavoratori ad integrare con fondi pensione privati a proprio carico e a beneficio di banche e simili.

I contratti a termine rendono i lavoratori ricattabili, sotto la minaccia del continuo licenziamento, deboli nella possibilità di rivendicare più diritti e incapaci di partecipare pienamente alla gestione/attività dell’azienda, spesso demotivati o demansionati.

Non hanno diritto alla formazione.

La coesistenza di contratti diversi in un’azienda frammenta il fronte di lotta dei lavoratori e anche i “garantiti” sono ricattabili, l’esempio di chi “è messo peggio” infatti è un ottimo dissuasore per qualunque rivendicazione e spinge ad accettare tutto, abbassando la soglia dei diritti.

Presidio davanti ad Eataly organizzato dall'Assemblea contro l'Austerità
Presidio davanti ad Eataly organizzato dall’Assemblea contro l’Austerità

 

Per tutti questi motivi e perché la riunificazione della sinistra ha un senso solo se parte dalle esperienze di resistenza già in atto sul piano sociale e su quello lavorativo domani saremo alle 17:00 davanti ad Eataly e dalle 19:00 in piazza Santa Maria Novella insieme ed accanto all’ Assemblea contro l’Austerità.

 

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